Mostrando entradas con la etiqueta hawaii. Mostrar todas las entradas
Mostrando entradas con la etiqueta hawaii. Mostrar todas las entradas
domingo, 24 de noviembre de 2013
SCOPERTA LA GALASSIA PIÙ LONTANA DELL'UNIVERSO. E' DISTANTE OTRE 13 MILIARDI DI ANNI LUCE
Gli strumenti hanno lavorato al limite della loro tecnologia, ma alla fine hanno fatto centro. E così lo studio di un team internazionale ha scoperto Z8_GND_5292, la galassia più lontana finora conosciuta. Si trova a bena 13 miliardi e 100 milioni di anni luce dalla Terra. «All'inizio erano stati individuati 100 mila oggetti e da questi ne sono stati selezionati 43 -commenta Adriano Fontana, astronomo dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Roma-. Queste ultime avevano caratteristiche particolari che facevano presupporre la loro enorme distanza». Il gruppo di astronomi
Il team di scienziati che è riuscito a identificare il segnale è guidato da Steven Finkelstein, ricercatore dell’Università del Texas ad Austin. Col gruppo anche l'italiano Adriano Fontana. Le fasi dello studio
All'inizio ci si è serviti delle più profonde osservazioni del telescopio spaziale della Nasa Hubble in combinazione ai dati raccolti dallo spettrografo Mosfire installato al Keck I, uno dei due giganteschi telescopi gemelli da 10 metri di diametro installati sulle isole Hawaii. L'esperienza di Adriano Fontana
«Questa prima fase -è sempre Fontana a parlare- ha permesso una prima scrematura. Delle centomila galassie prese in considerazione ne abbiamo selezionate solo 43. Il colore, la loro caratteristica spettroscopica e altre singolarità ci hanno convinti a puntare gli occhi proprio su di loro. Inutile dirlo, ma la scoperta di questa galassia rappresenta un altro passo nello studio delle epoche più remote della storia dell’universo -continua l'astrofisico italiano-. Non solo z8_GND_5296 è la galassia più vicina al Big Bang mai scoperta, ma è anche sorprendentemente piena di elementi pesanti formati in generazioni precedenti di stelle.Sebbene sia così vicina al Big Bang ha una storia interessante alle spalle». I futuri telescopi e il gioiello europeo da 40 metri
In un futuro neppure tanto lontano, la ricerca di questi oggetti verrà affidata ai telescopi di terza generazione. Quelli con specchi di oltre 30 metri di diametro. L'Europa e l'Italia avranno un ruolo di primo piano. Intorno al 2020, infatti, entrerà in funzione in Cile il telescopio da 40 metri di diametro dell'Eso. che avrà tre obiettivi fondamentali.
«Il primo -dice ancora Adriano Fontana- sarà quello della individuazione di pianeti con atmosfera, i cosiddetti esopianeti. Il secondo lo studio del Buco nero al centro della nostra galassia e il terzo l'analisi delle primissime stelle, quelle generatesi dopo il Big Bang». Il telescopio spaziale James Webb
Ma l'apporto più significativo allo studio dei misteri dell'Universo sarà dato dal successore di Hubble. Nel 2018, infatti, dovrebbe entrare in funzione Il supertelescopio spaziale James Webb, un progetto nato grazie alla collaborazione tra Nasa, Agenzia spaziale europea e la Canadian Space Agency. Lo specchio primario di Webb sarà più del doppio di Hubble, circa 6,4 metri di diametro.
Insomma ancora pochi anni e ne vedremo delle belle.
Etiquetas:
adriano fontana,
astronomico,
astronomo,
distanza,
esperienza,
galassia,
hawaii,
oggetti,
roma,
scoperta,
steven finkelstein,
tecnologia,
telescopi,
texas
sábado, 12 de octubre de 2013
ALLARME AMBIENTE: ''I CAMBIAMENTI CLIMATICI FARANNO SPARIRE NEW YORK E LONDRA IN 45 ANNI''
L'Apocalisse è sempre più vicina, ma questa volta, ad annunciarlo non sono fantomatiche sette religiose ma la scienza. Città come New York e Londra potrebbero diventare inabitanili nei prossimi 45 anni a causa del riscaldamento globale.
La rivista Nature ha pubblicato uno studio dell'Università delle Hawaii che mostra come il pianeta si ribellerà all'uomo se non si interrompe il consumo smodato delle materie prime. Tutti gli Stati Uniti e man mano a seguire molti altri paesi e città saranno invasi dalle acque, questo comporterà dei notevoli flussi migratori in aree montuose e poco abitabili.
Il pianeta intero subisce cambiamenti climatici che sono sempre più evidenti e che potranno essere lesivi per l'uomo. La ricerca, che ha a seconda di quanto riportato dagli scienziati 5 o 6 anni di margine sui tempi di errore, lancia un allarme molto importante: o si arresta il consumo e lo sfruttamento smodato delle risorse primarie o il pianeta si ribellerà all'uomo.
La rivista Nature ha pubblicato uno studio dell'Università delle Hawaii che mostra come il pianeta si ribellerà all'uomo se non si interrompe il consumo smodato delle materie prime. Tutti gli Stati Uniti e man mano a seguire molti altri paesi e città saranno invasi dalle acque, questo comporterà dei notevoli flussi migratori in aree montuose e poco abitabili.
Il pianeta intero subisce cambiamenti climatici che sono sempre più evidenti e che potranno essere lesivi per l'uomo. La ricerca, che ha a seconda di quanto riportato dagli scienziati 5 o 6 anni di margine sui tempi di errore, lancia un allarme molto importante: o si arresta il consumo e lo sfruttamento smodato delle risorse primarie o il pianeta si ribellerà all'uomo.
Suscribirse a:
Entradas (Atom)

