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domingo, 22 de noviembre de 2015

La Terra

La Terra és el nostre planeta i l'únic habitat. Es troba a l'ecosfera, un espai que envolta el Sol i que té les condicions necessàries perquè existeixi vida.

És el més gran dels planetes rocosos. Això fa que pugui retenir sobre la superfície una capa de gasos, l'atmosfera, que dispersa la llum i absorbeix calor. De dia evita que la Terra s'escalfi massa i, de nit, que es refredi.
Set de cada deu parts de la superfície terrestre són cobertes d'aigua. Els mars i oceans també ajuden a regular la temperatura. A més, l'aigua que s'evapora forma núvols i cau en forma de pluja o neu, formant rius i llacs.
Als pols, que reben poca energia solar, l'aigua es gela i forma els casquets polars. El del sud és més gran i concentra la major reserva d'aigua dolça del planeta.
L'escorça de la Terra està formada per plaques que suren sobre el mantell, una capa de materials calents i pastosos que, de vegades, surten per una esquerda formant volcans.
La densitat i la pressió augmenten cap al centre de la Terra. Al nucli hi ha els materials més pesats, els metalls. Les elevades temperatures els mantenen en estat líquid, amb forts moviments. El nucli intern és sòlid.
Les forces internes tenen efectes a l'exterior. Quan els moviments són ràpids, originen terratrèmols. Si són lents, originen plegaments, com els que han creat les muntanyes.
El ràpid moviment rotatori i el nucli metàl.lic generen un camp magnètic que, amb l'atmosfera, ens protegeix de les radiacions nocives del Sol i les altres estrelles.

jueves, 15 de octubre de 2015

NASA: SCOPERTO IL PIANETA GEMELLO DELLA TERRA. SI CHIAMA KEPLER 452B: "POTREBBE ESSERCI VITA"



UNA stella intorno alla quale orbita, come il nostro Sole. Un anno di 385 giorni. La medesima alternanza giorno/notte. Forza di gravità, temperatura, clima e terreno favorevoli alla presenza di acqua. Il pianeta gemello della Terra si chiama Kepler 452b: così lo ha battezzato la Nasa, che ieri ne ha annunciato la sua storica scoperta.

 
Primo indizio della soluzione all’eterna domanda dell’uomo: Siamo soli nell’universo. Se la risposta è ancora lontana, il pianeta gemello è, invece, abbastanza “vicino” da poter essere studiato. E, soprattutto, tanto simile da consentire di sperare, almeno a giudicare dalla sincera emozione con cui i dirigenti della Nasa hannoDATO la notizia.



 Le uniche differenze tra i due pianeti sono nei numeri: è più grande per dimensioni - una volta e mezzo la Terra - e anche per età, con i suoi sei miliardi di anni. Una distanza questa che potrebbe rivelarsi molto interessante per la nostra ricerca, consentendoci di osservare addirittura il futuro del pianeta, almeno per clima e condizioni. «Siamo alla vigilia di poter osservare un pianeta simile alla Terra» ha annunciato Jon Grunsfeld, direttore delle missioni scientifiche della Nasa. Ora occorrerà procedere alle analisi dell’atmosfera e di ogni ulteriore dato, nel tentativo di acquisire il maggior numero possibile di informazioni utili.Una scoperta straordinaria, non a caso accompagnata dall’annuncio di nuove imprese: nel 2017 la Nasa lancerà un nuovo telescopio proprio per studiare i pianeti viciniCON similitudini alla Terra. Kepler 452b è stato localizzato nella zona Goldilocks, area abitabile di un sistema solare che si trova a 1400 anni luce da noi. A individuarlo è stato il telescopio Kepler, lanciato nel 2009 in orbita con l’obiettivo di trovare stelle simili al Sole. «Possiamo pensare a 452-b come un cugino più vecchio della Terra, che ci dà l’opportunità di osservare come il nostro pianeta potrebbe evolversi» ha spiegato Jon Jenkins, capo analista del telescopio Kepler. E, forse - fantasia e fantascienza corrono inevitabilmente alla possibilità di trovare altre forme di vita - anche di studiare l’evoluzione di altri esseri.

martes, 1 de septiembre de 2015

TERREMOTO IN PROVINCIA DI FORLÌ: SCOSSA DI MAGNITUDO 3.5


Trema la Terra. Una scossa di magnitudo 3.5 è stata registrata dall'Ingv in provincia di Forlì Cesena. La scossa è avvenuta alle ore 5.43 e i comuni più vicini all'epicentro sono stati Castrocaro Terme e Terra del Sole, Forlì e Dovadola.

martes, 18 de agosto de 2015

SUPERVULCANO, SCOPERTO UN LAGO DI MAGMA TRA POZZUOLI E NAPOLI: "HA UN DIAMETRO DI 3 KM"



Sistemi sempre più perfetti per misurare la febbre del bradisismo flegreo. L’altalena perenne della terra ballerina al centro degli ultimi sondaggi della comunità scientifica internazionale. 

Un vero e proprio laghetto di magma si sarebbe formato in una profondità di tre chilometri nell’area epicentrale della Solfatara, senza peraltro provocare conseguenze allarmanti nell'attività fisiologica del fenomeno, ormai studiato dai vulcanologi di tutto il mondo.
 
Almeno trenta centimetri di sollevamento negli ultimi dieci anni, ma nessun segnale precursore di un possibile risveglio o di una crisi sismica. Per monitorare costantemente non soltanto il territorio flegreo, ma l'intera area vulcanica napoletana, negli ultimi tempi Cnr e Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, d'intesa con i ricercatori dell'Osservatorio Vesuviano, hanno predisposto una rete sofisticata per tenere sotto controllo l'evoluzione del magma e percepire il minimo elemento di trasformazione dell'attività sismica. Attraverso un sistema capillare di satelliti e impianti Gps sarà possibile controllare da un capo all'altro il territorio a rischio. Facile prevedere l'importanza delle nuove tecniche per la prevenzione e la sicurezza di un bacino demografico ormai vastissimo (la nuova zona rossa dei Campi Flegrei comprende 750mila persone, penetrando sino al centro di Napoli). Lo studio consentirà di calcolare le modalità di risalita del magma nell'area epicentrale, rilevando deformazioni anche millimetriche della superficie terrestre.
 
Un meccanismo probabilmente comune ad altre caldere, quali Yellowstone negli Usa e Rabaul in Papua Nuova Guinea. La ricerca, pubblicata su Scientific Reports, fornisce nuovi sistemi di monitoraggio utili ad affrontare eventuali future crisi vulcaniche. I dati acquisiti dai satelliti e dai ricevitori Gps della rete di sensori presenti nell’area dei Campi Flegrei serviranno per monitorare le deformazioni della superficie terrestre e conoscere, in tempo reale, l’andamento del sollevamento del suolo all'interno della caldera. In campo i ricercatori dell’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell'ambiente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irea) e dell’Osservatorio vesuviano dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv-Ov). Secondo gli autori dello studio il magma del laghetto sotterraneo potrebbe raffreddarsi rapidamente, diminuendo le possibilità di un'eruzione.
 
A provocare l'altalena del suolo flegreo attraverso i millenni, d'altra parte, le ricerche degli studiosi hanno sempre indicato come causa l'immissione di fluidi idrotermali (acqua e gas) nelle rocce della caldera e non l'attività del magma. Negli ultimi 10 anni, come accennato, il suolo si è sollevato di quasi 30 centimetri, tanto che nel 2012, il Dipartimento della Protezione Civile ha innalzato dal verde (quiescenza) al giallo (attenzione) il livello di allerta per la sicurezza degli abitanti nei Campi Flegrei. Sul più recente episodio, tra il 2012 ed il 2013, il fenomeno sarebbe invece da attribuire alla risalita di magma a bassa profondità (circa 3 km) che si inietta nelle rocce del sottosuolo formando uno strato sottile, noto come sill ( cioè un corpo magmatico con sviluppo prevalentemente orizzontale).
 
Questo sill, misurato in un raggio di 2-3 km, forse era già presente nel sottosuolo durante le crisi bradisismiche degli scorsi decenni. Dopo una lunga fase di depressione successiva alla nascita di Monte Nuovo (Settembre 1538), come si sa, la terra ballerina flegrea riprese a sollevarsi, provocando l'emergenza del marzo '70 con lo sgombero del Rione Terra. Nei primi anni '80 la grande paura, un sollevamento di ben 180 centimetri e l'esodo di quarantamila puteolani dalle case del centro antico.

jueves, 13 de agosto de 2015

NASA: SCOPERTO IL PIANETA GEMELLO DELLA TERRA. SI CHIAMA KEPLER 452B: "POTREBBE ESSERCI VITA"



Una stella intorno alla quale orbita, come il nostro Sole. Un anno di 385 giorni. La medesima alternanza giorno/notte. Forza di gravità, temperatura, clima e terreno favorevoli alla presenza di acqua. Il pianeta gemello della Terra si chiama Kepler 452b: così lo ha battezzato la Nasa, che ieri ne ha annunciato la sua storica scoperta.  Primo indizio della soluzione all’eterna domanda dell’uomo: Siamo soli nell’universo. Se la risposta è ancora lontana, il pianeta gemello è, invece, abbastanza “vicino” da poter essere studiato. E, soprattutto, tanto simile da consentire di sperare, almeno a giudicare dalla sincera emozione con cui i dirigenti della Nasa hanno dato la notizia. Le uniche differenze tra i due pianeti sono nei numeri: è più grande per dimensioni - una volta e mezzo la Terra - e anche per età, con i suoi sei miliardi di anni. Una distanza questa che potrebbe rivelarsi molto interessante per la nostra ricerca, consentendoci di osservare addirittura il futuro del pianeta, almeno per clima e condizioni. «Siamo alla vigilia di poter osservare un pianeta simile alla Terra» ha annunciato Jon Grunsfeld, direttore delle missioni scientifiche della Nasa. Ora occorrerà procedere alle analisi dell’atmosfera e di ogni ulteriore dato, nel tentativo di acquisire il maggior numero possibile di informazioni utili.

lunes, 10 de agosto de 2015

Stelle cadenti: mai un cielo come quest’anno

Tutti col naso all’insù per San Lorenzo, la notte delle stelle cadenti. Godere di una vista pulita, di un cielo tanto buio da rivelare anche il più timido dei tuffi delle stelle, inquadrando uno spettacolo al quale ormai non si è più abituati, non è purtroppo cosa da tutti i giorni, in un mondo sempre più aggredito anche dall’inquinamento luminoso. Ma in Italia ci sono fortunatamente ancora dei luoghi dove tutto ciò è possibile. E la notte del 10 agosto è il momento magico dell’anno per farlo. Le Perseidi, sciame di meteoriti, incontra l’atmosfera terrestre, come ogni agosto, con effetti di bellezza irripetibile.
In generale, per vedere le stelle cadenti bisogna individuare un luogo in cui l’aria sia più tersa possibile; meglio fuori città, o nei punti più alti delle stesse. Quest’anno è particolarmente favorevole all’osservazione poiché la luna nuova spunta il 14 agosto e nelle notti precedenti quindi le condizioni saranno ottimali. Ed ecco alcuno consigli per chi non vuole assolutamente rinunciare a questo magnifico spettacolo.
A Cavallo delle meteore - Al Planetario di Padova sara’ possibile vivere la magia delle stelle cadenti nella notte del 10 agosto, e in replica sabato e domenica: per il pubblico la possibilita’ di ‘salire’ a cavallo di una meteora per cadere con lei sulla Terra a 200mila chilometri all’ora.


Meteore e ottima cucina - All’Osservatorio astronomico di Campo Catino, vicino a Frosinone, sara’ invece possibile trascorrere la notte di San Lorenzo tra meteore, cibo e buona musica grazie al concerto sotto le stelle del Sad’s Brasset Quintet.
Feste tra le stelle a Cervia - Fascino, magia e mistero fanno da filo conduttore alla Festa di San Lorenzo che si tiene a Cervia, (Ra) che trova le sue origini nella tradizione popolare. La pioggia di Perseidi, che possiamo osservare in questo periodo, viene collegata a San Lorenzo e si identifica nella "pioggia" di lacrime che versò durante il terribile martirio. 

Notte sotto le stelle in Salento 2015 (Puglia) - Da sempre il castello Corigliano d'Otranto è una delle location ideali per ammirare le stelle nella notte di San Lorenzo. A seguire, verrà organizzata una cena. Per maggiori info, vi invitiamo a dare un'occhiata al sito ufficiale: castellodicorigliano.it.

Per i più scientifici  - Il Planetario di Torino, di Pino Torinese, con il suo “Parco Astronomico”, è il posto perfetto per gli appassionati del telescopio e gli appassionati astronomia. Per l’occasione, il Parco Astronomico ha organizzato due speciali serate, previste per l’11 e per il 12 di agosto, in cui sarà possibile esplorare il cielo stellato attraverso un viaggio virtuale nel Planetario digitale e visitare una cupola dell’Osservatorio, osservando eccezionalmente dal telescopio le “Perseidi”, nome scientifico delle stelle cadenti d’estate.

Ed ecco l’Astrovillaggio - La Val D’Ega  nel cuore delle Dolomiti – per il firmamento e le sue declinazioni pare avere una vera e propria vocazione. L’area turistica vanta il primoAstrovillaggio d’Europa, l’unico Osservatorio Astronomico dell’Alto Adige e un Planetario – a San Valentino in Campo – dove è possibile andare alla scoperta del cosmo grazie a strumenti ottici 3D e a un ottimo sistema acustico. Il luogo ideale, insomma, in cui trascorrere non solo la notte di San Lorenzo, ma qualche giorno lontano dalle luci artificiali. Anche perché gli alberghi, da queste parti, riservano sempre qualche offerta speciale a tema astronomico. 

Un Pic-Nic “En plein air chic” americano - Doppia vista sulle stelle nel cielo e su quelle che si specchiano nel lago la proposta che il Lido Palace di Riva del Garda (in provincia di Trento) riserva ai nostalgici di un’esperienza retrò, in una cornice che ha ospitato, nel corso di un secolo di vita, illustri avventori e teste coronate.

La magia di un castello - Niente è più adatto del Castello di Petroia, a pochi chilometri da Gubbio (in provincia di Perugia), (www.petroia.it), per osservare lo stesso cielo medievale degli originari abitanti del maniero, attorno al quale tutto è silenzio e buio assoluto. Non solo il 10 agosto ma ogni venerdì di agosto, le “Grigliate Astronomiche”, organizzate in collaborazione con Astronomitaly, offrono la possibilità di esplorare i fenomeni celesti da un luogo che non conosce inquinamento luminoso, combinando l’esperienza stellare con quella enogastronomica. 

Brindare sotto le stelle - Il clou di Calici di Stelle, evento diffuso dedicato alle  degustazioni di vino e agli incontri in luoghi aperti, nelle piazze e nei borghi, nei centri storici o nelle aziende vitivinicole di tutt’Italia. L’evento estivo più atteso dagli enoturisti e amanti del vino, organizzato da Movimento Turismo Vino in collaborazione con le Città del Vino, quest’anno sarà dedicato alla musica. In molte location non mancherà l’osservazione guidata delle stelle attraverso i telescopi dell’Unione Astrofili Italiana. 

miércoles, 5 de agosto de 2015

Spazio, c'è una Terra più vicina: la Stele di Rosetta

Dopo il recente annuncio della scoperta del lontanissimo gemello della Terra,Kepler, la Nasa presenta un altro pianeta simile al nostro, più vicino e completamente roccioso, "una miniera di dati scientifici", assicurano gli astronomi. E' HD 219134b, ribattezzato, la Stele di Rosetta, perché il suo studio permetterà la lettura delle altre super-Terre.
Grazie al telescopio Spitzer della Nasa, il nuovo gemello della Terra avvistato, è il pianeta roccioso più vicino al nostro sistema solare, a soli 21 anni luce di distanza da noi, ma è troppo poco distante dalla sua stella per poter ospitare vita.

In ogni caso ha una importanza da non sottovalutare: gli studi su HD 219134b permetteranno di conoscere da vicino tutti gli altri pianeti gemelli della Terra, Kepler compreso. Da qui il nome di "Stele di Rosetta", come l'antica lastra che ha permesso di tradurre i geroglifici egizi.


Lo scienziato che cura gli studi, Michael Gillon, è ottimista: "Grazie alla missione Kepler della Nasa, sappiamo che le super-Terre sono onnipresenti nella nostra galassia, ma sappiano ancora troppo poco di loro. HD 219134b rappresenta un campione locale per studiare in modo più approfondito tutte le altre". Michael Werner, il collega del progetto della Nasa, ha aggiunto: "I pianeti extrasolari in transito valgono tanto oro quanto pesano. Questo esopianeta sarà uno dei più studiati per i decenni a venire".

miércoles, 4 de junio de 2014

FOTOGRAFATO LO SCONTRO TRA QUATTRO GALASSIE: È IN CORSO DA 5 MILIARDI DI ANNI



Una maxi collissione tra quattro galassie è stata fotografata Lo scontro, il primo di questo tipo ad essere osservato, è in corso a oltre cinque miliardi di anni luce dalla Terra. L'immagine è stata catturata grazie alla collaborazione fra l'osservatorio americanoVery Large Array (Vla) e i telescopi spaziali Chandra e Hubble della Nasa e presentata al convegno della Società Astronomica Americana. La spettacolare foto è stata realizzata sovrapponendo una serie di immagini a varie lunghezza d'onda, dal quelle radio fino ai raggi X, osservate dai diversi strumenti. 
COLLISIONE Le regioni in blu indicano la presenza di deboli gas caldi che pervade l'area presente tra i vari ammassi di galassie. La vasta regione in rosso rivela invece l'emissione onde radio dovute probabilmente alle particelle accelerate dalle collisioni e che interagiscono con gli intensi campi magnetici. «La complessa forma di questa regione è unica - ha spiegato Reinout van Weeren, uno dei responsabili della scoperta - non abbiamo mai visto niente di simile prima d'ora. La forma è probabilmente dovuta alle collisioni multiple in corso».

sábado, 3 de mayo de 2014

LA TERRA VISTA DALLO SPAZIO: LO SPETTACOLO NELLA DIRETTA STREAMING DELA NASA



Adesso si può ammirare la Terra da una finestra posta nellospazio, che mostra in diretta e in HD il nostro pianeta. Dal 30 aprile la Nasa ha attivato l'High Definition Earth Viewing (HDEV), un sistema composto da quattro telecamere sistemate all'interno del modulo Esa Columbus della Stazione spaziale internazionale, che trasmette alla Terra le immagini filmate.

Eccetto alcuni periodi in cui il segnale si oscura e non è possibile vedere nulla, le immagini spettacolari arrivano praticamente in diretta. Le quattro videocamere permettono di vedere la Terra da svariati punti di vista, come se si possedesse un terrazzo a 400 chilometri d'altezza.

lunes, 14 de abril de 2014

DOMANI CI SARÀ L'ECLISSI TOTALE DI LUNA: ECCO COME VEDERE L'EVENTO IN DIRETTA



Domani, martedi 15 aprile, ci sarà l'eclissi totale di Luna, in piena mattinata italiana. Essa è la prima eclissi dell'anno: in tutto ne avremo quattro, due di Luna, due di Sole. Il nostro Paese, assieme a quasi tutta l'Europa e a una larga fetta del globo, verso oriente, non vedrà nulla del fenomeno, che sarà perfettamente visibile invece dalle Americhe. Il momento massimo, quello della totalità, verrà raggiunto alle ore09:47 italiane. La totalità durerà poco meno di un'ora e venti minuti.
Nella totalità, la Luna si tingerà di rosso, per via della luce diffusa dall'atmosfera della Terra, che in quel momento negerà alla Luna la vista del Sole.
Nella stessa area di cielo ove apparirà la Luna eclissata si osserverà brillante il pianeta Marte, di vivido colore rosso, e vicina alla Luna la stella Spica, azzurra, per un bellissimo contrasto cromatico. Al fine di consentire a tutti l'osservazione del fenomeno, il VirtualTelescope Project coordinerà un team internazionale che, collocato in diversi Paesi nella regione favorita, consentirà la copertura in tempo reale del fenomeno: il tutto in diretta a partire delle ore 08:30 su http://www.virtualtelescope.eu/webtv . Quest'anno nessuna eclissi sarà visibile dal nostro Paese, dunque questa costituisce una preziosa occasione.

lunes, 31 de marzo de 2014

SCOPERTO UN NUOVO PIANETA CHE ALLAGA I CONFINI DEL SISTEMA SOLARE



I confini del Sistema solare vanno ridisegnati: due astronomi americani hanno scoperto un nuovo pianeta, nano, che è stato battezzato "2012 VP113". Il piccolo corpo celeste viaggia su un'orbita il cui punto più vicino alla nostra stella è circa 80 volte l'Unità Astronomica (Ua), ossia la distanza tra la Terra e il Sole. Il nuovo pianeta è stato individuato da Chadwick Trujillo e Scott Sheppard e alla sua scoperta è stato dedicato un articolo da Nature. Già una decina di anni fa era stato individuato, al di fuori del Sistema solare, un altro piccolo pianeta battezzato Sedna, ma la sua orbita si trova a "solo" 76 Ua. Secondo i due ricercatori, 2012 VP113 ha origine dalla nube di Oort, un luogo da dove provengono le comete che sfrecciano all'interno del Sistema solare. Un analogo posto, sempre al di fuori del Sistema solare, è la fascia di Kuiper, da cui provengono gli asteroidi e da dove i ricercatori credono provenga Sedna. «La ricerca di questi oggetti lontani deve continuare, in quanto essi potrebbero dirci molto su come il nostro Sistema solare si è formato ed evoluto» dice Sheppard. Dalla quantità di cielo osservato, Sheppard e Trujillo hanno determinato che possono esistere circa 900 oggetti con orbite come Sedna e 2012 VP113, con dimensioni superiori a 1.000 chilometri, e che la popolazione totale della nube di Oort è probabilmente più grande di quella della Fascia di Kuiper. «Alcuni di questi oggetti interni alla nube di Oort potrebbe avere le dimensioni di Marte o anche della Terra. Questo perché molti di questi corpi sono così lontani che anche quelli molto grandi sono troppo deboli per essere visti con le attuali tecnologie» conclude Sheppard. Sia Sedna che 2012 VP113 sono stati individuati mentre erano nel loro punto di massimo avvicinamento al Sole. Entrambi hanno orbite che escono per centinaia di Ua, tanto che se si fossero trovati più distanti sarebbero stati troppo deboli, per essere scoperti.
 

miércoles, 12 de febrero de 2014

LA STELLA PIÙ ANTICA MAI SCOPERTA: ''HA 13,6 MILIARDI DI ANNI''



È la stella più antica dell'universo mai scoperta. È nata13,6 miliardi di anni fa, quando l'universo era ancora giovanissimo e conserva ancora le 'impronte digitali' delle primissime stelle nate dopo il Big Bang. La scoperta, dell'Università Nazionale Australiana, è anticipata sul sito ArXive ed è in via di pubblicazione sulla rivistaNature. La ricerca, che per la prima volta permette di studiare la composizione chimica delle stelle più antiche, è del gruppo coordinato da da Stefan Keller e del quale fa parte il fisico Brian Schmidt, premio Nobel 2011 per la scoperta riguardante l'accelerazione dell'universo. La stella scoperta dagli astrofisici australiani è nata 100 milioni di anni dopo il Big Bang ed è distante dalla Terra 6.000 anni luce. LA SCOPERTA È stata individuata con il telescopio ottico Sky Mapper a Siding Spring presso Coonabarabran, nell'entroterra di Sydney. «È molto difficile scoprire stelle così antiche», osserva Raffaelle Schneider, dell'Osservatorio di Roma dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), coordinatrice del progetto europeo First, il cui obiettivo è studiare stelle e galassie primitive. «È unastella poverissima di ferro», ha osservato, come le altre quattro stelle più antiche finora note. Il ferro che contiene è 30 volte inferiore alla milionesima parte di quello contenuto nel Sole. Il carbonio è invece molto più abbondante. «Questa composizione - spiega la ricercatrice - fornisce un'indicazione importante sulle stelle della generazione precedente», la prima comparsa dopo il Big Bang. «Le prime stelle erano molto massicce, centinaia di volte più grandi del Sole, e vivevano pochi milioni di anni: nascevano e morivano come un fuochi artificiali», prosegue Schneider. Morivano esplodendo come supernovae, rilasciando nello spazio i loro elementi. Parte di questa materia veniva risucchiata nei buchi neri che si formavano in seguito all'esplosione, e parte sopravviveva nelle stelle delle nuove generazioni, come quella appena osservata dai ricercatori australiani. All'inizio sembrava una stellaordinaria, ma l'analisi della sua luce ne ha rivelato l'eccezionale composizione chimica. Con sorpresa dei ricercatori, la stella non aveva livelli rilevabili di ferro, e questo ne ha rivelato l'età. La scoperta è stata poi confermata usando il telescopio Magellano in Cile, le cui osservazioni indicano che la stella è composta solo di idrogeno, elio, carbonio, magnesio e calcio. Questo indicherebbe che la stella si è formata dai detriti di una singola supernova e che ne conserva anche le «impronte digitali».
 

miércoles, 29 de enero de 2014

L'ESPLOSIONE DI UNA SUPERNOVA RIPRESA ANCHE DAGLI ASTROFILI POLESANI



 È rimbombata in tutto il mondo astronomico la notizia dell'esplosione di una supernova sulla Galassia Sigaro, per gli esperti M82, attiva nella costellazione dell'Orsa maggiore, a 12 milioni di anni luce dalla Terra. La scoperta è stata fatta per puro caso il 21 gennaio scorso da un gruppo di studenti britannici. 
Anche l'osservatorio astronomico di Rovigo, guidato dal Gruppo Astrofili polesani, si è messo all'opera per riprendere l'evento. «Il lavoro è stato effettuato sabato 25 gennaio a causa delle condizioni meteo avverse, che hanno impedito di svolgere le riprese prima - spiegano gli operatori Gianpaolo Guarese e Luca Boaretto, responsabili dell'osservatorio - il risultato è stato emozionante, soprattutto nel momento in cui abbiamo confrontato sullo schermo le ultime riprese con quelle d'archivio dello scorso autunno, della stessa galassia».

sábado, 4 de enero de 2014

SOLE, ALTRO CHE BOTTI: A CAPODANNO UNA SPETTACOLARE ERUZIONE



 Festeggiamenti di Capodanno anche sul Sole. La nostra stella ha salutato l'anno nuovo con i "botti": un primo brillamento il 31 dicembre, poi una grande eruzione il 1 gennaio. A registrare l'attività è stato il telescopio spaziale Solar Dynamics Observatory(Sdo) della Nasa. Nell'attesa di comprendere se i nuovi fenomeni registrati a cavallo del nuovo anno possano provocare disturbi alle comunicazioni elettromagnetiche sulla Terra, i ricercatori dell'Agenzia americana per l'atmosfera e gli oceani (Noaa) prevedono nei prossimi giorninuovi forti brillamenti. Il primo brillamento dell'anno è stato 'esploso' da una grande macchia solare chiamata Ar1936. Il violento lampo di luce ultravioletta è stato rilevato dal telescopio Sdo e classificato nella classe M9, la seconda in ordine di potenza. Le immagini riprese dal telescopio spaziale mostrano l'esplosione di una 'bolla' di plasma e la ricaduta di buona parte dei materiali sulla superficie della stella. Secondo i ricercatori una parte del materiale espulso potrebbe sfiorare il campo magnetico terrestre entro la settimana. L'attenzione dei ricercatori è però ora rivolta verso una nuova macchia solare, chiamata Ar1944 e appena apparsa al margine dell'orizzonte: sembrerebbe particolarmente potente ma le informazioni sono ancora poche per tentare ogni previsione. Al momento le dimensioni sembrerebbero tali da far ipotizzare nuove violente eruzioni tanto che il Noaa stima nei prossimi giorni al 70% la possibilità di brillamenti di categoria M e al 30% di classe X, la più potente.

SOLE, BOTTI DI CAPODANNO: DUE ESPLOSIONI SALUTANO L'ARRIVO DEL NUOVO ANNO



 Una nuova grande eruzione di materiale è stata registrata il primo gennaio dal telescopio spaziale Solar Dynamics Observatory della Nasa. Nell'attesa di comprendere se i nuovi fenomeni registrati a cavallo del nuovo anno possano provocare disturbi alle comunicazioni elettromagnetiche sulla Terra, i ricercatori dell'Agenzia americana per l'atmosfera e gli oceani (Noaa) prevedono nei prossimi giorni nuovi forti brillamenti. Il primo brillamento dell'anno è stato 'esploso' da una grande macchia solare chiamata Ar1936. Il violento lampo di luce ultravioletta è stato rilevato dal telescopio Sdo e classificato nella classe M9, la seconda in ordine di potenza. Le immagini riprese dal telescopio spaziale mostrano l'esplosione di una 'bolla' di plasma e la ricaduta di buona parte dei materiali sulla superficie della stella.
 

domingo, 15 de diciembre de 2013

DOMANI UN ASTEROIDE SFIORERÀ LA TERRA: IL 2013 XY8 A 720MILA KM DAL PIANETA



Arriva l'asteroide 2013 XY8: appena scoperto e relativamente piccolo, con un diametro di circa 40 metri. Il suo massimo avvicinamento alla Terra è previsto alle 12,25 di domani, 11 dicembre. «Passerà a meno di due distanze lunari, vale a dire a circa 720.000 chilometri: nessun problema, quindi perché non c'è alcun rischio che possa costituire una minaccia per la Terra», osserva l'astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope e curatore scientifico del Planetario di Roma. L'asteroide 2013 XY8. Sarà il secondo asteroide ad avvicinarsi di più alla Terra nel 2013, dopo il 2012 DA14, del 15 febbraio scorso. Quest'ultimo era comunque circa 25 volte più vicino, visto che era passato a 27.700 chilometri dalla Terra. L'asteroide 2013 XY8 «è stato scoperto perché si sta progressivamente avvicinando alla Terra e di conseguenza riusciamo a vederlo sempre più brillante», spiega Masi. Per i ricercatori è un'occasione interessante «perché permette di studiare il gruppo degli asteroidi più piccoli. Se non fosse che di tanto in tanto si avvicinano - aggiunge - avremmo seri problemi ad osservarli».

domingo, 24 de noviembre de 2013

KEPLER-78B, IL PIANETA GEMELLO DELLA TERRA. DISTA 700 ANNI LUCE, HA CONDIZIONI SIMILI



È il pianeta più simile alla Terra mai osservato: si chiama Kepler-78b, è distante circa 700 anni luce, è roccioso e ha dimensioni, massa e densità molto simili a quelle della Terra. Descritto in due articoli sulla rivista Nature, è stato scoperto anche grazie a ricercatori italiani dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). Questo fratello della Terra senza precedenti ha un nucleo di ferro e orbita intorno alla stella Kepler-78. C'è un solo problema e non di poco conto: è troppo caldo per poter ospitare forme di vita. La sua orbita è infatti strettissima: un periodo di rivoluzione della durata di sole 8,5 ore e distante un centesimo di Unità Astronomica (poco più di un milione di chilometri) dalla sua stella che, sebbene abbia circa il 70% di massa del nostro Sole, a quella distanza rende la superficie decisamente rovente. OPERAZIONE KEPLER Il pianeta è uno dei circa mille candidati individuati dal satellite americano Kepler, progettato per trovare pianeti simili alla Terra all'esterno del Sistema Solare e che per questo si è guadagnato la fama di 'cacciatore di pianeti'. Purtroppo dallo scorso maggio è fuori uso a causa di un malfunzionamento dei suoi giroscopi. Alla scoperta di Kepler-78b ha collaborato anche Harps-N, lo spettrometro installato al Telescopio Nazionale Galileo (Tng), nelle isole Canarie. «È un risultato straordinario», ha detto il presidente dell'Inaf, Giovanni Bignami, al quale fa capo il Tng. «Mai - ha aggiunto - si era arrivati così vicini ad individuare un pianeta di massa e densità simili a quelli della Terra. Una dimostrazione di come la caccia agli esopianeti si stia affinando e di quanto sia stata corretta la scelta di installare lo spettrometro Harps al Telescopio Nazionale Galileo, mettendolo nelle condizioni di guardare lo stesso emisfero del satellite Kepler, usando sinergicamente due tecniche per rilevare pianeti extrasolari».
 

IL 'RUGGITO' DEL BUCO NERO: LA NASA RICOSTRUISCE IN UN VIDEO LA MORTE DI UNA STELLA



In questi giorni la Nasa ha diffuso una ricostruzione virtuale di un lampo gamma, che diversi telescopi spaziali avevano registrato lo scorso 27 aprile. Il raggio è il più violento mai osservato, con la potenza di 94 GeV (gigaelettronvolt, miliardi di elettronvolt), equivalente a quaranta miliardi di volte l'energia della radiazione luminosa, per 20 ore consecutive. Dopo che i telescopiFemri, Swift e NuStar hanno registrato e inviato i dati alla Terra è partita la ricostruzione di questo 'ruggito' del buco nero, provocato dalla morte di una stella a 3,8 miliardi di anni luce da noi. Il collasso del corpo celeste provoca lo sprigionamento di un'energia immensa, un evento che non era mai stato osservato in passato.