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jueves, 22 de agosto de 2013

SHOW SUL SOLE: TRE ERUZIONI IN 24 ORE



 Una serie di tre eruzioni solari molto violente, si sono susseguite nell'arco di 24 ore, provocando altrettanti blackouttemporanei delle comunicazioni radio, secondo quanto riportato dall'Agenzia americana per l'atmosfera e gli oceani (Noaa). 
Il primo brillamento, registrato lunedì mattina , è stato seguito da un secondo evento di classe X 2.8 registrato ieri sera, alle 18:05 ora italiana. Una terza eruzione (di classe X 3.2) si è invece verificata questa mattina alle 3:17 ora italiana: è stato l'evento più potente di questo anno, e il terzo più potente di questo ciclo solare, battuto solo dal brillamento di classe X 6.9 del 9 agosto 2011, come ricordano gli esperti dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). I brillamenti di classe X sono in assoluto i più violenti. Il numero che accompagna la lettera specifica ulteriormente la loro intensità: un evento di classe X 2 è due volte più potente di uno di classe X 1, uno di classe X 3 è tre volte più intenso, e così via. Le tre eruzioni di questi giorni sono state accompagnate da espulsioni di massa coronale, un altro tipo di evento che proietta grandi quantità di particelle dalla corona solare nello spazio. Secondo i modelli elaborati dalla Nasa, le particelle espulse con il terzo brillamento si sono allontanate dal Sole ad una velocità record, e potrebbero addirittura raggiungere le ondate di particelle emesse dai due brillamenti precedenti. Queste ondate di particelle solari non erano rivolte verso la Terra. Tuttavia tre satelliti della Nasa (Stereo-B, Messenger e Spitzer) sono sulla traiettoria. I loro team si sono attivati per mettere i satelliti in modalità 'sicurà, in modo da proteggere gli strumenti dal flusso di materia proveniente dal Sole.

sábado, 16 de febrero de 2013

Sandy Island, l'isola che non c'è


Sandy Island esiste sulla carta, ma nella realtà è l'isola che non c'è. Riportata da Google Maps e da cartine britanniche, la piccola porzione di terra tra Australia e Nuova Caledonia non è stata trovata da un gruppo di ricercatori, che al suo posto hanno visto solo mare aperto.
Come scrive Riccardo De Palo nel suo blog sul Messaggero:
"Provate ad aprire le mappe di Google, e cercate, nel bel mezzo del mar dei Coralli, tra Australia e Nuova Caledonia, una porzione di terra emersa piccola e dalla forma allungata, denominata Sandy Island. Se non riusciste a identificare immediatamente il luogo di cui sopra - è veramente un punto microscopico nel nulla cosmico del Pacifico meridionale - inserite le coordinate precise: -19.202241,159.916992. Ebbene, questa isola segnata sulle carte da una decina di anni, presente anche in molte mappe ufficiali britanniche, non esiste. O meglio, non si trova più". (...) Le ipotesi sono molteplici.

La prima. I cartografi che ne hanno rivelato la posizione potrebbero essersi sbagliati, e averne posizionato i contorni nel luogo sbagliato. Quindi, bisogna andare a cercare altrove.

La seconda. L’innalzamento degli oceani dovuto all’effetto serra potrebbe avere cancellato del tutto l’isola. Sì, è possibile. Ma perché non se ne sono trovate tracce nell’immediato fondale?

La terza. Qualche cartografo puntiglioso potrebbe avere messo un copyright trap (una trappola per copioni) sulla mappa. Ci si mette un piccolo errore, così chi l’ha riprodotta illegalmente viene immediatamente individuato.

La non-scoperta, per così dire, è stata comunicata a Google ma Sandy Island continua ad apparire sulle sue mappe. Se esistesse, comunque, si chiamerebbe Ile de Sable: la zona è in territorio francese.