sábado, 3 de mayo de 2014

LA TERRA VISTA DALLO SPAZIO: LO SPETTACOLO NELLA DIRETTA STREAMING DELA NASA



Adesso si può ammirare la Terra da una finestra posta nellospazio, che mostra in diretta e in HD il nostro pianeta. Dal 30 aprile la Nasa ha attivato l'High Definition Earth Viewing (HDEV), un sistema composto da quattro telecamere sistemate all'interno del modulo Esa Columbus della Stazione spaziale internazionale, che trasmette alla Terra le immagini filmate.

Eccetto alcuni periodi in cui il segnale si oscura e non è possibile vedere nulla, le immagini spettacolari arrivano praticamente in diretta. Le quattro videocamere permettono di vedere la Terra da svariati punti di vista, come se si possedesse un terrazzo a 400 chilometri d'altezza.

lunes, 14 de abril de 2014

DOMANI CI SARÀ L'ECLISSI TOTALE DI LUNA: ECCO COME VEDERE L'EVENTO IN DIRETTA



Domani, martedi 15 aprile, ci sarà l'eclissi totale di Luna, in piena mattinata italiana. Essa è la prima eclissi dell'anno: in tutto ne avremo quattro, due di Luna, due di Sole. Il nostro Paese, assieme a quasi tutta l'Europa e a una larga fetta del globo, verso oriente, non vedrà nulla del fenomeno, che sarà perfettamente visibile invece dalle Americhe. Il momento massimo, quello della totalità, verrà raggiunto alle ore09:47 italiane. La totalità durerà poco meno di un'ora e venti minuti.
Nella totalità, la Luna si tingerà di rosso, per via della luce diffusa dall'atmosfera della Terra, che in quel momento negerà alla Luna la vista del Sole.
Nella stessa area di cielo ove apparirà la Luna eclissata si osserverà brillante il pianeta Marte, di vivido colore rosso, e vicina alla Luna la stella Spica, azzurra, per un bellissimo contrasto cromatico. Al fine di consentire a tutti l'osservazione del fenomeno, il VirtualTelescope Project coordinerà un team internazionale che, collocato in diversi Paesi nella regione favorita, consentirà la copertura in tempo reale del fenomeno: il tutto in diretta a partire delle ore 08:30 su http://www.virtualtelescope.eu/webtv . Quest'anno nessuna eclissi sarà visibile dal nostro Paese, dunque questa costituisce una preziosa occasione.

lunes, 31 de marzo de 2014

Sisma tra Perugia e Urbino



Una scossa di terremoto di magnitudo 3.1 è stata registrata alle 6:03 nel distretto sismico del Metauro, tra le province di Perugia e Pesare-Urbino. Secondo l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), il sisma ha avuto ipocentro a 8,3 km di profondità e i comuni più vicini all'epicentro sono stati quelli di Apecchio e Pietralunga. Una seconda scossa di magnitudo 2.2 è stata registrata pochi minuti dopo, alle 6:11. Non segnalati danni.

SCOPERTO UN NUOVO PIANETA CHE ALLAGA I CONFINI DEL SISTEMA SOLARE



I confini del Sistema solare vanno ridisegnati: due astronomi americani hanno scoperto un nuovo pianeta, nano, che è stato battezzato "2012 VP113". Il piccolo corpo celeste viaggia su un'orbita il cui punto più vicino alla nostra stella è circa 80 volte l'Unità Astronomica (Ua), ossia la distanza tra la Terra e il Sole. Il nuovo pianeta è stato individuato da Chadwick Trujillo e Scott Sheppard e alla sua scoperta è stato dedicato un articolo da Nature. Già una decina di anni fa era stato individuato, al di fuori del Sistema solare, un altro piccolo pianeta battezzato Sedna, ma la sua orbita si trova a "solo" 76 Ua. Secondo i due ricercatori, 2012 VP113 ha origine dalla nube di Oort, un luogo da dove provengono le comete che sfrecciano all'interno del Sistema solare. Un analogo posto, sempre al di fuori del Sistema solare, è la fascia di Kuiper, da cui provengono gli asteroidi e da dove i ricercatori credono provenga Sedna. «La ricerca di questi oggetti lontani deve continuare, in quanto essi potrebbero dirci molto su come il nostro Sistema solare si è formato ed evoluto» dice Sheppard. Dalla quantità di cielo osservato, Sheppard e Trujillo hanno determinato che possono esistere circa 900 oggetti con orbite come Sedna e 2012 VP113, con dimensioni superiori a 1.000 chilometri, e che la popolazione totale della nube di Oort è probabilmente più grande di quella della Fascia di Kuiper. «Alcuni di questi oggetti interni alla nube di Oort potrebbe avere le dimensioni di Marte o anche della Terra. Questo perché molti di questi corpi sono così lontani che anche quelli molto grandi sono troppo deboli per essere visti con le attuali tecnologie» conclude Sheppard. Sia Sedna che 2012 VP113 sono stati individuati mentre erano nel loro punto di massimo avvicinamento al Sole. Entrambi hanno orbite che escono per centinaia di Ua, tanto che se si fossero trovati più distanti sarebbero stati troppo deboli, per essere scoperti.
 

lunes, 24 de marzo de 2014

LA ''VOCE'' DEL BIG BANG REGISTRATA AL POLO SUD



Scoperti i primi 'tremori' del Big Bang, ossia gli effetti prodotti dalla grande esplosione che ha dato origine all'universo e al processo di espansione attivo ancora oggi. L'annuncio, basato sui dati dell'esperimento Bicep 2, è stato dato dall'università di Harvard. La conferma è una delle più attese della fisica contemporanea, ossia che c'è stata effettivamente un'epoca in cui, istanti dopo il Big Bang, l'universo ha cominciato a espandersi nella cosiddetta «fase di inflazione». I dati confermano anche in modo indiretto l'esistenza delle onde gravitazionali, le perturbazioni previste dalla teoria della come onde che si propagano in uno stagno, da fenomeni violenti come il Big Bang o l'esplosione delle supernovae. SEGNALE CAPTATO AL POLO SUD: "PIÙ FORTE DEL PREVISTO" È «molto più forte del previsto» il segnale che per la prima volta ha permesso di intercettare l'impronta del Big Bang. «È una conferma importante», ha detto il vicepresidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Antonio Masiero, commentando i dati dell'esperimento americano Bicep 2 (Background Imaging of Cosmic Extragalactic Polarization), condotto in Antartide, vicino alla base americana Amundsen-Scott.
 

miércoles, 12 de febrero de 2014

LA STELLA PIÙ ANTICA MAI SCOPERTA: ''HA 13,6 MILIARDI DI ANNI''



È la stella più antica dell'universo mai scoperta. È nata13,6 miliardi di anni fa, quando l'universo era ancora giovanissimo e conserva ancora le 'impronte digitali' delle primissime stelle nate dopo il Big Bang. La scoperta, dell'Università Nazionale Australiana, è anticipata sul sito ArXive ed è in via di pubblicazione sulla rivistaNature. La ricerca, che per la prima volta permette di studiare la composizione chimica delle stelle più antiche, è del gruppo coordinato da da Stefan Keller e del quale fa parte il fisico Brian Schmidt, premio Nobel 2011 per la scoperta riguardante l'accelerazione dell'universo. La stella scoperta dagli astrofisici australiani è nata 100 milioni di anni dopo il Big Bang ed è distante dalla Terra 6.000 anni luce. LA SCOPERTA È stata individuata con il telescopio ottico Sky Mapper a Siding Spring presso Coonabarabran, nell'entroterra di Sydney. «È molto difficile scoprire stelle così antiche», osserva Raffaelle Schneider, dell'Osservatorio di Roma dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), coordinatrice del progetto europeo First, il cui obiettivo è studiare stelle e galassie primitive. «È unastella poverissima di ferro», ha osservato, come le altre quattro stelle più antiche finora note. Il ferro che contiene è 30 volte inferiore alla milionesima parte di quello contenuto nel Sole. Il carbonio è invece molto più abbondante. «Questa composizione - spiega la ricercatrice - fornisce un'indicazione importante sulle stelle della generazione precedente», la prima comparsa dopo il Big Bang. «Le prime stelle erano molto massicce, centinaia di volte più grandi del Sole, e vivevano pochi milioni di anni: nascevano e morivano come un fuochi artificiali», prosegue Schneider. Morivano esplodendo come supernovae, rilasciando nello spazio i loro elementi. Parte di questa materia veniva risucchiata nei buchi neri che si formavano in seguito all'esplosione, e parte sopravviveva nelle stelle delle nuove generazioni, come quella appena osservata dai ricercatori australiani. All'inizio sembrava una stellaordinaria, ma l'analisi della sua luce ne ha rivelato l'eccezionale composizione chimica. Con sorpresa dei ricercatori, la stella non aveva livelli rilevabili di ferro, e questo ne ha rivelato l'età. La scoperta è stata poi confermata usando il telescopio Magellano in Cile, le cui osservazioni indicano che la stella è composta solo di idrogeno, elio, carbonio, magnesio e calcio. Questo indicherebbe che la stella si è formata dai detriti di una singola supernova e che ne conserva anche le «impronte digitali».
 

ECCO LA STELLA PIÙ VECCHIA DELL'UNIVERSO: SI È FORMATA 13,6 MILIARDI DI ANNI FA



Scoperta incredibile da parte di un'equipe di ricercatori guidata da astronomi australiani: è stata individuata la più vecchia stella conosciuta nell'universo, formatasi 13,6 miliardi di anni fa. Una scoperta che ha permesso per la prima volta agli scienziati di studiare la composizione chimica delle primissime stelle, e che induce a ripensamenti sull'evoluzione dell'universo. L'equipe di studiosi, diretta da Stefan Keller dell'Università Nazionale Australiana e comprendente il fisico Brian Schmidt, premio Nobel 2011 per la scoperta riguardante l'accelerazione dell'universo, ha usato il telescopio ottico Sky Mapper a Siding Spring presso Coonabarabran, nell'entroterra di Sydney, per individuare la stella a 6000 anni luce di distanza. Il lavoro, pubblicato sulla rivista Nature, offre conoscenze sulla formazione degli elementi pesanti la cui concrezione ha poi formato i pianeti rocciosi, almeno uno dei quali, il nostro, ha dato origine alla vita. L'ORIGINE La stella fa parte della seconda generazione formatasi 100 milioni di anni dopo il Big Bang, che segnò la nascita del cosmo 13,7 miliardi di anni fa. In termini astronomici è vicina alla nostra galassia, la Via Lattea, ed è una fra i 60 milioni di stelle fotografate dall'enorme fotocamera digitale dello Sky Mapper. Sembrava una stella ordinaria, ma l'analisi della sua luce ne ha rivelato l'eccezionale composizione chimica. Con sorpresa degli scienziati, non aveva livelli percepibili di ferro, e questo ne ha rivelato l'età, scrive Keller. «I livelli di ferro nell'universo continuano a salire. Se troviamo una stella che ha una quantità minima di ferro, vuol dire che è molto vecchia». La scoperta è stata poi confermata usando il telescopio Magellano in Cile, le cui osservazioni indicano che la stella è composta solo di idrogeno, elio, carbonio, magnesio e calcio, mentre la maggior parte delle stelle contiene anche tutti gli altri elementi. Questo indicherebbe che si è formata dai detriti di una singola supernova, in cui la stella di prima generazione era esplosa. Il corpo celeste appena scoperto offre agli scienziati la prima 'impronta digitalè di una stella di prima generazione, dichiara Keller. Le primissime stelle si formarono infatti dalla condensazione di idrogeno, elio e litio, i soli elementi presenti subito dopo il Big Bang.